Arte


Reagire alle suggestioni del titolo è, come per le edizioni precedenti, l’occasione per riflettere sui modi di presentare le opere dentro gli spazi dell’ex deposito ATR e di farle convivere, come controcanto e contraltare teorico, con le forme e i ritmi del festival.

Quest’anno il problema è doppiamente sensibile: il tema proposto mette alla prova la capacità delle opere d’arte di uscire da gangli concettuali e autoreferenziali misurandosi con una dimensione prettamente umana (e letteraria, mitologica); una riflessione sul padre può dare le vertigini, dar vita a una mostra perpetuamente irrisolta e inesauribile.

Dunque ha preso forma, più che una mostra, l’ipotesi di una stanza (che mi piace chiamare “la stanza del padre”), un luogo dove raccogliere alcune opere sul padre che ho incontrato nel corso degli anni, spesso eccentriche rispetto alle poetiche di chi le ha realizzate.
I lavori inclusi nella stanza appartengono a linguaggi diversi e guardano al padre da prospettive e con modalità differenti: possono essere ritratti, doppi ritratti, autoritratti, cioè dispositivi capaci di sollevare il problema dell’identità in forma autobiografica e vagamente narrativa; svolgere storie e racconti custoditi al loro interno come cifre segrete; alludere al padre in termini di traumatica assenza e scomparsa, o forza da contrastare, e riaffermare, fino a ridefinirne i contorni in una forma più indeterminata e archetipica.

La stanza è anche il luogo delle parole. Nella domenica pomeriggio curo, assieme a Daniele Balicco, una giornata di incontri – a cui partecipano artisti, scrittori, registi e teorici – con riflessioni, dialoghi e racconti sulla figura del padre che oscillano tra due polarità: quella del padre naturale e quella del padre elettivo, del maestro.

Davide Ferri

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