Teatro


Andare alla ricerca e alla scoperta di un percorso intorno al tema del padre si è rivelato un esercizio di ascolto e di attenzione ai particolari. I dettagli, quelli che fanno la differenza, segnano la qualità e l’identità, hanno catturato il nostro sguardo e attraversano questa edizione di Ipercorpo in cui convergono linguaggi coraggiosi, densi di ironia, profondamente connessi con le tradizioni, la ritualità, il corpo e la parola, i suoni e i gesti ancestrali. Teatro Persona con Macbettu immerge il pubblico nelle viscere del patrimonio culturale sardo e rigenera l’opera di Shakespeare con una matericità potente; Luna Cenere, dall’essenza del corpo nudo in scena fa riemergere il segreto della bellezza e in Kokoro riavvicina lo spettatore al piacere di un’estetica che rimanda alla Grecia classica più che ai canoni della società globalizzata; Andrea Costanzo Martini in TROP mette in campo un antico e delicato equilibrio di potere e condizionamenti che lega l’artista, il pubblico e la società, mentre gruppo nanou analizza gli elementi fondanti della scena e in Alphabet disegna nuovi confini espressivi. Claudia Castellucci esplora la ritualità del gesto capace di costruire nuove comunità mentre Muna Mussie, nella sua creazione OASI, si spinge in uno spazio-tempo originale in cui ritrovare la propria identità, così come accade nel lavoro del coreografo israeliano Ofir Yudilevitch che in Gravitas riscopre il piacere infantile per il gioco e la sfida, creando una raffinata partitura fatta di salti su un tappeto gonfiabile.

Claudio Angelini, Valentina Bravetti, Mara Serina

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