Ipercorpo 2020 :: Tempo reale


XVII FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLE ARTI DAL VIVO | prima parte


Ipercorpo 2020::tempo reale è stato più volte ripensato e riscritto per arrivare alla forma che proporremo al pubblico dal 25 al 27 settembre e dall’1 al 4 ottobre, in quello che possiamo definire il villaggio di EXATR e in alcuni spazi vuoti dell’Ex GIL.


Essere guidati da queste due parole – tempo reale – è stata una scelta fatta ben prima della condizione devastante in cui ci siamo trovati immersi in primavera. Oggi quelle due parole si caricano di un senso aggiuntivo. Da un lato la tecnologia ha azzerato distanze geografiche, visive e operative, eppure mai si era vissuta una condizione di  frammentazione così grande.  È l’epoca della distrazione, a cui si è aggiunta una forma di distanziamento mentale prima che fisico. Il tempo che abbiamo convenzionalmente e storicamente trattato come elemento lineare, univoco e unidirezionale è diventato un groviglio asimmetrico e caotico, proprio come la fisica quantistica ci suggerisce. Il nostro tempo viene costantemente tirato in tutte le direzioni e ribolle, come acqua in pentola, fagocitato da quel social/streaming che fa sì che spazio, presenza e azione non combacino più. Dunque quale comunità si forma in questa nuova condizione?


Noi cercheremo una comunità ancora desiderosa di prendersi un tempo di relazione “in presenza” con le persone e con le cose, con gli snodi processuali del lavoro artistico, al di là del puro aspetto evenemenziale.


Questa diciassettesima edizione, che speriamo possa vedere un secondo capitolo internazionale a maggio 2021, è stata ricostruita cambiando radicalmente il formato del festival degli ultimi anni e facendoci guidare dalle riflessioni che il gruppo di curatori si sono scambiati in fase di lockdown.


Come agire quando sotto attacco è il corpo e quando una delle comunità più minacciate e danneggiate è senz’altro quella degli artisti che operano dal vivo?


Ipercorpo 2020 :: tempo reale punta decisamente ad approfondire, facilitare e distendere il rapporto fra artisti invitati e pubblico, dedicando a un gruppo o a un singolo artista un’intera giornata, non ai fini di una celebrazione monografica, ma per entrare nei percorsi di creazione; per partecipare a   scambi  sia di natura teorica che pratica.


Partecipare a un lavoro con danzatori o musicisti da pomeriggio a sera, assistere a un artista che commenta la sua opera al tramonto, accodarsi a una passeggiata per giungere in un teatro dismesso  ai fini di un ascolto musicale o delle parole di un attore con cui si instaura un rapporto individuale. Scambiarsi pratiche su nuove forme di insegnamento scolastico  in epoca pandemica, osservare come un gruppo di giovani architetti ha immaginato forme e spazi per gli ipercorpi del futuro, ritrovare la danza in video in una nuova relazione con il paesaggio, ed infine mantenere un contatto con l’anima internazionale del festival nell’unico streaming veramente necessario in questa edizione.


Ipercorpo 2020 :: tempo reale è stato pensato per intensificare la possibilità di  fare accadere cose attraverso la relazione fisica in presenza. Non si tratta più, o almeno non solo, di organizzare una serie di eventi per un pubblico che vi assiste. Il tempo del festival  non è più governatore di cose e persone, ma è il prodotto della relazione viva fra di esse.


Claudio Angelini





SEZIONE TEATRO E DANZA



ph. Laura Arlotti




Restare in sintonia con il presente quando tutto cambia e non si possono fare previsioni a lungo termine è una sfida complessa. Abbiamo lavorato intensamente a queste edizioni di Ipercorpo 2020, sì edizioni, perché nel corso dei mesi i nostri progetti si sono costantemente rimodulati e la programmazione si è trasformata generando ogni volta un nuovo festival, fino ad arrivare a questo che siamo felici di condividere con voi. Nell’affrontare le continue trasformazioni abbiamo scelto di lasciarci guidare dal reciproco ascolto, l’ascolto di noi stessi e delle nostre sensazioni, l’ascolto della città, delle persone vicine e lontane, ma in particolare l’ascolto degli artisti e del mondo dello spettacolo dal vivo, con le sue riflessioni, esigenze, preoccupazioni, sogni e progetti. In questi mesi non abbiamo mai perso di vista il tema del corpo che sta da sempre al centro di questo festival, a partire dal suo stesso nome. Ci siamo detti più volte che senza il corpo non c’è festival, non c’è relazione tra lo spettatore e l’artista, non c’è prossimità e condivisione di un tempo festivo, in cui si osserva, si racconta e ci si confronta. Muoverci in una direzione capace di mantenere vivo il corpo del festival, della città, dell’artista e dello spettatore ci ha portati a creare 2 week end, il primo attento ad esplorare alcune progettualità artistiche in divenire, il secondo organizzato in 4 giornate in cui entrare più a fondo nelle dinamiche del processo creativo di uno spettacolo. Per ogni giornata la sezione teatro-danza-performance sceglie un artista e condivide con lui 3 diversi momenti che potremmo intitolare idealmente “mente”, “corpo” e “visione”: un incontro in cui analizzare, con la guida preziosa di Roberto Fratini Serafide, il processo creativo e il tema centrale che ha ispirato lo spettacolo presente al festival, un workshop in cui osservare e condividere le tecniche di creazione e il lavoro sul corpo, e infine lo spettacolo.


Claudio Angelini, Valentina Bravetti, Mara Serina




SEZIONE MUSICA



IPERCORPO DEL SUONO


La nostra storia musicale ed il nostro gusto, in particolare, si sono formati negli anni 90. Il 2020 è lontano dal 1990 quanto il 1990 lo era dal 1960: come approcciare dunque, qui ed ora, un racconto musicale efficace e convincente al tempo stesso? Possibile che la nostra esperienza stratificata, aggiornata e difesa contro i venti rapidi del 2000 si ancora portatrice di senso?

A ben guardare, c’è sempre qualcosa di patetico nell’affannarsi ad essere al passo con i tempi, nel cercare di porsi come portatore sano ed aperto di un’esperienza, quando, quella stessa esperienza – oggi – è evidentemente fuori mercato. Fuori produzione. Pare davvero che ogni tempo noto, differente dall’adesso, sia storia e che quella storia – oggi – sia una sorta di garage dove sostano, malamente accumulati uno sull’altro, oggetti inutili ed ingombranti in attesa d’essere smaltiti.

La sfida è più concreta che mai, puntuale chiede d’essere (r)accolta e rilanciata: in un luogo fatto di stanze apparentemente vuote, di echi e storie invisibili dall’esterno, dove ritrovarsi per incontrare il tempo reale, che sfugge a se stesso, impegnato nel non lasciare neppure un’ombra che possa – domani – trasformarlo ipso facto in archeologia immediata.


Davide Fabbri, Elisa Gandini




SEZIONE ARTE



VERSO SERA


Anche quest’anno la Sezione Arte reagisce alle sollecitazioni del titolo del festival, e lo traduce in una proposta di fruizione delle opere, in un qui e ora dell’esperienza dell’opera, che fa da controcanto alla dimensione performativa del festival, all’irrinunciabile rapporto tra corpo dell’opera e corpo dello spettatore.

La sezione si intitola Verso sera e include gli interventi di Alfredo Pirri, Sergio Breviario, Adelaide Cioni e Mattia Pajè, uno per ognuna delle giornate del festival, dal giovedì alla domenica, all’interno di uno spazio suggestivo, adiacente a quello dell’Ex deposito ATR: l’arena estiva del Cinema Apollo, costruita all’inizio del secolo scorso con vaghe influenze Art Deco, collocata al centro di un cortile privato del centro storico, da tempo dismessa, e utilizzata, fino al 1977, per spettacoli teatrali e cinematografici.


Gli artisti invitati a questa edizione partecipano a Ipercorpo per la prima volta, appartengono a generazioni diverse e hanno sviluppato pratiche che non appaiono legate in modo esclusivo a un medium specifico: il lavoro di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) è emerso alla fine degli Ottanta, con la sua partecipazione alla Biennale di Venezia (1988), e si articola, con lavori bidimensionali e installazioni, attorno all’idea di un “colore luce” e di un “colore materia”; la poetica di Sergio Breviario (Milano, 1974) sovrappone scultura e disegno e può approdare a una dimensione in cui i due medium interagiscono tra loro in forma performativa fino a coinvolgere il corpo di attori e/o spettatori; il lavoro di Adelaide Cioni (Bologna, 1976) nasce dal disegno e mostra figure semplici – motivi astratti, decorativi, pattern, motivi vegetali o riconducibili al reale – che, pur replicate in forma bidimensionale (in stoffe cucite su tela o in proiezioni di disegni su diapositive), sembrano appropriarsi dello spazio come “colori volumi”; Mattia Pajè (Melzo, 1991) contamina medium diversi per via di approcci eterogenei, associazioni inaspettate, all’insegna delle sollecitazioni degli spazi in cui è invitato a esporre.


Se vi è dunque un luogo dell’opera, l’ex arena del Cinema Apollo – toccato, in forme diverse, dai lavori esposti -, c’è anche un tempo dell’opera: un intervento per ognuno dei quattro artisti e delle giornate del festival, da visitare “verso sera”, o dall’imbrunire – All’imbrunire è anche il titolo dell’opera di Alfredo Pirri che inaugura la rassegna – tra le 19 e le 20, da coloro che vorranno farsi accompagnare dalle parole degli artisti, o successivamente in piccoli gruppi prima e dopo gli spettacoli del festival.


Davide Ferri