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SEZIONE ARTE ● Evento gratuito giovedì 24 Settembre 2026 · 19:00

Paolo Icaro, Michele Cotelli

a cura di: Davide Ferri e Miral Rivalta

[presentazione opera e artista]

Paolo Icaro, Michele Cotelli

Un vero e proprio momento performativo vede protagonista Paolo Icaro, uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana degli ultimi decenni, viene invitato a svolgere liberamente pensieri e divagazioni sul tennis, e su un possibile rapporto tra le traiettorie della scultura e quelle del gioco, attraverso un dialogo con Michele Cotelli, artista che condivide con Icaro la passione per questo sport.


Michele Cotelli (1979), vive e lavora a Pesaro. Il suo lavoro si esprime attraverso interventi site specific dove si attiva una relazione fra i materiali, lo spettatore e lo spazio. Ogni codice, ogni linguaggio, incasellano l’io in una serie di impalcature. Quando un flusso si cristallizza in una forma avanza sempre un resto, a tale iato è rivolta l’attenzione del lavoro di Cotelli. Il suo lavoro è stato recentemente esposto in mostre personali e collettive: Lingua Spartitraffico, chiesa di San Francesco, San Giovanni in Persiceto 2026; Corpo forma paesaggio, Otto Gallery, Bologna (2025) a cura di Giuseppe Lufrano; Sotto la sedia vibra, Biblioteca Walter Bigiavi, Bologna (2025) a cura di Massimo Bartolini; Storie di provincia tra Pesaro e Urbino, TORRSO, Pesaro (2025), a cura di Davide Mancini Zanchi.

Paolo Icaro Chissotti nasce a Torino nel 1936. Vive e lavora a Tavullia, Pesaro.
Dopo un primo avvicinamento alla scultura nello studio di Umberto Mastroianni a Torino, nei primi anni Sessanta si trasferisce a Roma e da lì nel 1966 parte per New York, dove risiede sino al 1968. Oltreoceano nascono le Forme di spazio (1967), ribattezzate Gabbie, strutture in profilato metallico in cui la scultura, invece di occupare lo spazio, diventa luogo, origine di spazio. Tra gli anni Sessanta e Settanta partecipa alle principali esposizioni dell’avanguardia artistica internazionale, come alle prime mostre dell’Arte Povera, ed è invitato da Harald Szeemann alla mitica When Attitudes Become Form tenutasi nel 1969 alla Kunsthalle di Berna. Nel 1971 fa ritorno nuovamente negli Stati Uniti, nel Connecticut, dove vive durante tutto il decennio. Realizza cicli di opere come I luoghi del punto e le Misure intime – percorsi di misurazione del corpo declinati attraverso l’utilizzo di materiali plastici diversi. Si avvicina allora al gesso, materiale che agisce sul tempo, conservando l’impronta del gesto rapido che lo ha plasmato. All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce definitivamente in Italia.
Tra le mostre personali più recenti: Dribbling, Lia Rumma, Napoli, IT (2021); Cantiere, P420, Bologna (2019); Antologia/Anthology 1964-2019, GAM- Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2019); Alla ricerca dell’equilibrio perduto, Galleria Massimo Minini, Brescia (2018/2019); Paolo Icaro. Studio Woodbridge. Plaster Works 1978-1982, Art Basel, P420, Bologna (2018); Le Pietre del Cielo: Paolo Icaro e Luigi Ghirri, Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2017); Respiro, all’interno dell’esterno dell’interno, Fondazione Volume!, Roma (2017).