SEZIONE ARTE
A cura di Davide Ferri e Miral Rivalta
La sezione arte si sviluppa secondo modalità che le sono consuete da qualche anno. Le opere incluse nella sezione incontrano il pubblico in ognuna delle serate del festival. Secondo una piccola ritualità consolidata, il pubblico si raccoglie all’ingresso e assieme all’autore percorre il tratto di spazio che conduce al lavoro. L’esperienza si articola in due momenti: un tempo di silenzio e di relazione a tu per tu tra i corpi degli spettatori e l’opera, a cui fa seguito un momento discorsivo, dialogico, in cui l’artista, di fronte al pubblico, svolge alcuni pensieri attorno all’opera. Inoltre i lavori entrano nello spazio una alla volta, secondo una progressione che permette di vedere la sezione come una mostra ma solo la domenica, giorno di chiusura del festival, quando le opere sono esposte contemporaneamente e diventano una partitura di oggetti che fanno fare esperienza dello spazio in modi sensibilmente diversi. In alcuni casi le opere sembrano preesistenze dello spazio o ritrovamenti, come la sedia di Francesco Carone, la sedia autoritratto che gioca con il ready made rilanciando una suggestione che appartiene all’arte: quella degli oggetti personificati, in particolare i mobili, come accade, ad esempio, in alcuni testi e disegni di Alberto Savinio. O come Untitled, lo stendino di Giulia Poppi, che traduce in forma domestica l’immagine del mare; un oggetto che, attraverso materiali ordinari e industriali, si è idealmente aperto a un altro tempo e un altro spazio, quello del paesaggio. Le forme timide di Giacomo Mallardo, invece, appartengono allo spazio come elementi sospesi tra il desiderio di sottrarsi, di mimetizzarsi, e la necessità di esporsi. E un lavoro sospeso è anche quello di Giovanni Termini, dal titolo Ostacoli, in equilibrio tra la sua presenza come pura forma, forma di colore, e la sua condizione di oggetto che resiste a una funzione, ma capace di stimolare un irriducibile desiderio di un’azione. Un vero e proprio momento performativo vede protagonista Paolo Icaro, uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana degli ultimi decenni, invitato a svolgere liberamente pensieri e divagazioni sul tennis, e su un possibile rapporto tra le traiettorie della scultura e quelle del gioco, attraverso un dialogo con Michele Cotelli, artista che condivide con Icaro la passione per questo sport.