VISITA MOSTRA SEZIONE ARTE CONTEMPORANEA


A cura di Davide Ferri e Miral Rivalta

La Sezione Arte è una partitura che si sviluppa per gradi, sera dopo sera, e ogni opera che ne fa parte viene rivelata e presentata all’imbrunire (alle 19 circa), prima dell’inizio degli spettacoli. Ogni serata è un momento singolare, caratterizzato dal “qui e ora” dell’incontro con l’opera; la domenica, quando tutti i lavori sono visibili, la sezione si completa, configurandosi come una mostra solo in questo giorno conclusivo del festival.
Le opere rilanciano suggestioni e pensieri alla base di questa edizione e sono collocate in punti diversi degli spazi che le ospitano – l’ex deposito ATR e l’Arena Forlivese – contribuendo a ridefinire e riconfigurare l’immagine dell’architettura e del luogo del festival.

Sono cinque gli artisti che partecipano a questa edizione: Patrick Tuttofuoco, il cui lavoro fonde tradizione modernista e Pop facendo incontrare la figura, molto spesso un corpo, con un paesaggio apparentemente astratto. L’uomo e il suo contesto diventano paradigma dell’esistenza, matrice e unità di misura che generano forme capaci di animare le sue sculture. Alessandra Andrini, artista con formazione socio-antropologica, intreccia nel suo lavoro memoria, identità e paesaggio, creando narrazioni che coinvolgono comunità e luoghi. È autrice dell’opera BIGLIA, visibile davanti all’ex Mercatone Uno di Imola, lungo l’autostrada A14, in memoria di Marco Pantani. Giovanna Silva, artista e fondatrice della casa editrice Humboldt Books, riflette su formati e modalità di fruizione della fotografia e ha realizzato una serie di immagini degli spazi del festival che ne rivela il loro carattere dimesso, intimo e ordinario. Collocando le sue fotografie all’esterno, invita il pubblico a una passeggiata che idealmente estende lo spazio del festival oltre EXATR e l’Arena Forlivese, negli immediati dintorni. Andrea di Lorenzo conduce un’indagine sui materiali e sul paesaggio attraverso un lavoro scultoreo e fotografico, realizzando opere modulari capaci di collocarsi nello spazio come una punteggiatura visiva. Jacopo Benassi lavora con fotografia, performance, pittura e installazione. Il suo linguaggio visivo si basa sull’uso del flash e su un’estetica cruda e istintiva, frutto di un approccio intimo e materico, radicato nella sua ricerca nella musica underground.