VISITA MOSTRA SEZIONE ARTE CONTEMPORANEA


A cura di Davide Ferri in collaborazione con Miral Rivalta

Anna Tappari, Mapkin (II), 2024, cartina fisica dell’Emilia-Romagna, canna di fiume, 140×95 cm, Courtesy dell’artista

Una ricorrenza – vent’anni – sollecita il desiderio di guardarsi retrospettivamente. Di fare il punto. La sezione Arte è andata articolandosi, negli ultimi anni, come una partitura più che una mostra, una progressione di opere dal primo all’ultimo giorno del festival, una per sera, di cui il pubblico, raccolto in gruppo, è invitato a fare esperienza in un momento preciso della giornata, all’imbrunire, appena prima che gli spettacoli abbiano inizio. La sezione è una partitura, dicevo, ma diventa anche una mostra, un percorso compatto, ma solo nell’ultima giornata di Ipercorpo, quando i lavori sono installati completamente ed è possibile percorrere i suoi fili narrativi, un’opera dopo l’altra. Quest’anno, se la consideriamo dal punto di vista della struttura, la sezione è certamente simile a quelle precedenti. Ma in questa edizione, più ancora che in tutte le altre, la sezione celebra, in molti sensi, gli spazi nei quali prende vita: l’Arena Forlivese, gli ambienti e le stanze dell’ex deposito ATR. E lo fa accentuando il carattere mimetico delle opere, da una parte, o ponendole – rispetto allo spazio – come escrescenze o emanazioni. Ipotetiche preesistenze. Apparizioni che sembrano instaurare con lo spazio un dialogo esclusivo, eccezionale. Dunque: Ivana Spinelli dà vita a fontane concepite come sculture a crescita organica, corpi che si stratificano ma anche immagini tridimensionali; i lavori di Anna Tappari sovrappongono allo spazio fisico in cui si collocano, a partire da una forma materiale che ha solitamente un carattere performativo, un’architettura sonora; Tommaso Silvestroni realizza, attraverso una ricostruzione disfunzionale di un comune tombino, un monumento urbano; gli alberi dipinti da Simone Berti sono presenze scultoree più che pittoriche, lunghi tronchi che sembrano appartenere allo spazio poiché lo attraversano dal soffitto al pavimento; le figure delle opere di Alessandra Spranzi (un’immagine fotografica e un video) abitano le stanze in cui sono collocate percorrendo il limite sottile che separa gioco e magia, equilibrio e perdita di controllo; il wall painting di Lucio Pozzi è un’immagine esuberante la cui realizzazione accompagna gli spettatori durante tutte le giornate di Ipercorpo, e, nella sua qualità di organismo in espansione, abita lo spazio.